home

 

A tu per tu con la Dott.ssa Angela Bruno

  imprenditrice, titolare dell'azienda agricola omonima, ideatrice del sito e dei percorsi perigolosi

Quella che segue è l’intervista della giornalista Barbara Mengozzi ad Angela Bruno, effettuata nel giugno 2006.

Ceglie Messapico (Br) – Olivi e mandorli, spesso in consociazione tra loro, hanno sempre caratterizzato il paesaggio agricolo pugliese fornendo un contributo determinante all’economia locale.

Non si può quindi parlare oggi di un ritorno ma piuttosto di una “rivisitazione” di queste due colture che col tempo sono state oggetto di una sempre maggiore specializzazione grazie a nuovi sesti d’impianto, nuove tecniche colturali, l’uso di impianti di irrigazione localizzata, un impiego sempre più massiccio dei mezzi meccanici. Olivicoltura e mandorlicoltura sono anche le scelte fatte da Angela Bruno, imprenditrice agricola brindisina, il cui “debutto” in agricoltura, per il quale ha potuto beneficiare del premio di primo insediamento, risale alla seconda metà degli anni Novanta.

«La mia azienda si inserisce in una tradizione di famiglia e nasce dalla volontà di differenziare le attività agricole affiancando altri indirizzi colturali all’allevamento di vacche da latte portato avanti da mio padre e da mio fratello» ci spiega. Si tratta complessivamente di un centinaio di ettari, di cui più di 80 in proprietà, suddivisi in tre corpi aziendali ubicati rispettivamente all’estremo limite del territorio di Grottaglie (la masseria Marrocco, formata da oltre 60 ettari irrigui, ai piedi della murgia tarantina), a San Paolo Piccolo, in agro di Ostuni, e a Ceglie Messapico, dove ha sede il centro aziendale condiviso con l’azienda di famiglia, la masseria Seppunisi.

Gli oliveti si estendono per circa 25 ettari e accanto ad un’ottantina di alberi secolari sono stati realizzati impianti giovani, risalenti per lo più al periodo 1997-2000. La giacitura è ottima in virtù dell’azione mitigatrice del mare, del terreno limoso-argilloso e della presenza di una falda superficiale che sopperisce alla carenza di acqua nei mesi estivi. I sesti sono quelli classici dell’impianto intensivo (6x6), con sistema di allevamento ad alberello, mentre la scelta varietale ha privilegiato cloni di varietà toscane (Frantoio e Leccino) che già avevano dimostrato un ottimo adattamento alle condizioni pedoclimatiche della zona.

«Ho cercato di ottenere un prodotto morbido e fruttato mentre per potermi avvalere della Dop Terra d’Otranto avrei dovuto introdurre le cultivar tradizionali del comprensorio, vale a dire la Cellina di Nardò e l’Ogliarola leccese, che forniscono un olio con un’accentuata vena di amaro e piccante, decisamente più tipico ma apprezzato da una fascia più ristretta di consumatori».

Le tecniche agronomiche, a cominciare dalla potatura, rappresentano un compromesso tra la tradizione, che suggerisce interventi energici e sistematici, e i moderni orientamenti che giudicano negativamente una riduzione drastica del volume della chioma dell'olivo e propendono per un elevato rapporto foglie/legno, a garanzia di una produzione costante. Lo stesso dicasi per la raccolta, che prevede l’impiego di tecniche differenti da adattare alle diverse situazioni. Nella prima fase (fine ottobre-inizi novembre) si preferisce optare per una raccolta agevolata mediante l’impiego di scuotitori meccanici portati a spalla che vengono sostituiti nella fase successiva dallo scuotitore Tornado con ombrello rovesciato dell’Officina Costruzioni Meccaniche Berardinucci: una macchina idraulica, da agganciare ad una trattrice di media potenza, il cui organo di presa è costituito da una testata intercambiabile, con una pinza di serraggio da bloccare sul tronco o sulle branche dell’olivo, che trasmette delle vibrazioni ad alta frequenza.

La doppia scelta è giustificata dal fatto che lo scuotitore, usato quando gli olivi sono ancora nella fase vegetativa, può provocare delle ferite alle piante. Tra le iniziative future dell’azienda c’è anche la realizzazione di un frantoio, da gestire possibilmente in forma consortile insieme ad altri olivicoltori della zona (con questo obiettivo è stata presentata domanda per ottenere i contributi resi disponibili dal Por Puglia 2000-2006), ma il primo traguardo in ordine di tempo è costituito dalla commercializzazione diretta del prodotto in bottiglia, saltando un passaggio, vista anche l’impossibilità di disporre in questa fase di produzioni stabili, tali da permettere di ammortizzare l’investimento in un frantoio. Impianti intensivi provvisti di irrigazione localizzata anche per quel che riguarda i mandorleti, sono state adottate forme di allevamento in volume, con distanze fra le file di 5m per permettere la raccolta meccanica (viene usato lo stesso scuotitore impiegato negli oliveti). Le varietà scelte sono Ferragnes (autosterile a fioritura tardiva) e Genco (autofertile, anch’essa a fioritura tardiva), su portinnesto GF 677, caratterizzato da rapida entrata in produzione ed elevata produttività. Quest’anno (il primo che ha permesso di ottenere un discreto raccolto) le mandorle sono state vendute a dei grossisti ma sono in atto contatti per realizzare degli accordi di filiera con alcuni confezionatori di frutta secca della regione.

«Continuerò senz’altro ad investire sul mandorlo perché sono soddisfatta dei risultati ottenuti, anche in termini di remunerazione, nella speranza che le quotazioni tengano – afferma l’intervistata –. Teniamo presente, poi, l’ottima accoppiata con l’olivo che permette di distribuire le lavorazioni, e quindi l’utilizzo della manodopera, nell’arco dell’anno, senza sovrapposizioni».

Nonostante gli esiti negativi che si registrano sul fronte dei seminativi, e in particolare del grano duro che occupa una quarantina di ettari («solo sottoscrivendo degli accordi di filiera di ampio respiro si possono spuntare dei prezzi interessati ma le superfici investite devono raggiungere l’ampiezza che consenta di farlo»), non è previsto a breve termine un cambiamento degli ordinamento colturali. «Preferisco concentrare gli sforzi su un unico obiettivo, che è quello di compiere il salto da azienda agricola tradizionale, che vende la materia prima grezza alle industrie di trasformazione, ad impresa capace di arrivare sul mercato con il proprio prodotto provvisto di un marchio ed una immagine». P.S: La sottoscritta Angela Bruno è completa disposizione per ogni chiarimento, delucidazione o curiosità inerente al Piano di Miglioramento Aziendale presentato per la sua azienda agricola. L’occasione è gradita per porgere un cordiale saluto e augurare buon lavoro.

 

Masseria Marrocco, vista da Sud del corpo di fabbrica e della recinzione in pietra a secco. Antica masseria risalente al 1100. Le cronache narrano che nel XIX secolo fu anch'essa saccheggiata dai briganti